Morir di “goccia” nel 1819

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“Quanto è certo che tu devi morire, altrettanto è incerta l’ora della tua morte! Una febbre, un colpo di goccia, o di qualche fulmine, o di caduta, può ad ogni momento privarti di vita. Quanti, anche nel più bel fiore della loro gioventù, andaron a letto la sera sani ed allegri, e la mattina sono stati trovati estinti? Ma lo stesso può accadere a te ancora!”

Tratto da “Il Cristiano amante della sua eterna salute” (1776)


“Gocce ha d’avè!” si dice ancora a Bari quando si vuole augurare un colpo a qualcuno. Ma questa goccia cosa é esattamente?

La goccia o gocciola fa riferimento al colpo apoplettico, ictus o infarto, che colpivano le malcapitate vittime senza una ragione apparente. Nacque così la credenza che una goccia di “umore” staccatasi dalla testa cadesse nel cuore causando l’apoplessia. Questo modo di dire perdurò nel tempo ed è tuttora in uso in alcune forme dialettali, come nel caso di Bari.

E di “goccia” si moriva in passato, come nel caso di Giuseppe Antonio Delli Paoli, marinaio di 36 anni, morto il 3 gennaio 1819 nella propria casa in strada Fontanelle ad Agropoli (Sa) a causa di “un tocco di goccia”.


Atto di morte di Giuseppe Antonio Delli Paoli (1819)


Fonte:
Il Cristiano amante della sua eterna salute. Con la maniera di fare le orazioni della mattina e della sera fruttuosamente, confessarsi e comunicarsi, udire la santa Messa, recitare il sacro Rosario, ben passare la giornata, meditare i Novissimi ed apparecchiarsi a ben morire, Trento, 1776, disponibile on-line
– Archivio di Stato di Salerno, Comune di Agropoli, Registro dei morti, anno 1819, atto n° 1


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